Viaggio in Linguadoca
8 AGOSTO ASTI - CARCASSONNE.
Da Asti a Carcassonne ci sono circa 750 Km coperti interamente dalla rete autostradale. Durante il viaggio si possono fare tappe interessanti, toccando varie città significative sia dal punto di vista vacanziero che storico-culturale: Nice, Cannes, Marsiglia, Saint Maximin-de-la-Sainte Baume (dove è conservato un presunto teschio di Maria Maddalena), Les Saints Maries de la mer (dove sarebbe approdata la Maddalena con Maria di Cleofa e Maria Salomé), Montpellier.
Alle 16,30 giungiamo nella città di Carcassonne, dove rimaniamo subito stupefatti davanti allo spettacolo dell’imponente Cité. La città è, infatti, divisa in due parti: quella alta, fortificata, la Cité, e la Ville Basse, a ridosso del fiume Aude. Questa configurazione risale al periodo della crociata contro i Catari, quando i cittadini guidati dalla famiglia dei Trencavel si ribellarono al re Luigi IX e questi impose, come prezzo del perdono ai nobili rivoltosi, la costruzione della città bassa.

La città deve il suo aspetto al restauro voluto dall’architetto Viollet-Le-Duc nel 1844, che ne fa oggi uno spettacolo unico al mondo, l’emblema stesso del Medioevo. Davanti agli occhi dei visitatori, infatti, si stagliano 3 Km di doppia cinta muraria e 52 torri. Il restauro è stato fonte di molte polemiche a causa del suo effetto in parte “finto” in quanto ci si accorge facilmente che solo la parte inferiore di mura e torri è autentica, mentre tutta la parte superiore è stata realizzata con materiali nuovi. Viollet-Le-Duc ha, comunque, cercato di mantenere l’aspetto originale della fortificazione e, entrando dalla Porte d’Aude o dalla Porte Narbonneise si ha veramente l’impressione di tornare indietro nel tempo (e ben vengano anche gli innumerevoli negozi di souvenirs in tema medievale, non si può tornare a casa senza un arazzo o una spada simile a quella di re Artù!). Nella Cité si trova anche la splendida chiesa di Saint Nazaire, fusione di romanico e gotico, con bellissime vetrate istoriate.
Alla sera ci rechiamo all’Auberge de Dame Carcas nel cuore della Cité, un locale pittoresco dove assaggiare il tradizionale cassoulet, una terrina di fagioli piccanti accompagnati da cosce d’oca e salsiccia. Sui menu, per chi ancora non la conoscesse, si può leggere la leggenda dell’origine del nome della città:
"Durante l’assedio di Carlomagno la città era ormai allo stremo, quando Dame Carcas ricorse ad uno stratagemma, gettando dalle mura un porco ben pasciuto, oculatamente conservato per i momenti duri; gli assedianti in tal modo pensarono che i cittadini avrebbero resistito ancora per moltissimo tempo e decisero di andarsene.
Per festeggiare il successo Dame Carcas suonò a festa le campane e da qui il nome della città:
Carcas sonne= Carcas suona."
Tornando al presente bisogna avvertire gli aspiranti visitatori che, nel periodo di Ferragosto non è affatto facile trovare alloggio nella città, assalita da orde di turisti di tutte le nazionalità, perciò si consiglia una prenotazione anticipata. Negli altri periodi dell’anno, invece, si può fare affidamento sulle numerose catene di hotel (Ibis, Etap, Formula 1, Mercure) o sui piccoli alberghi che abbondano ad ogni angolo.
9 AGOSTO. RENNES-LE-CHÂTEAU.
La prima tappa di questo viaggio non poteva che essere la località fonte di tanti misteri, tante ipotesi, tanti sogni di tesori perduti ed inquietanti segreti: Rennes-le-Château (RLC da qui in avanti). E bisogna dire che la realtà non delude le aspettative, anzi è fonte di nuove congetture e, naturalmente, nuovi dubbi. Partendo da Carcassonne si prende la strada per Limoux e, arrivati a Couiza, dopo aver percorso una quarantina di chilometri, si svolta per la via che conduce alle due misteriose Rennes: Rennes le Bains (parrocchia dell’amico e “complice” Boudet) e RLC. Per ora concentriamoci sulla seconda Rennes, quella che viene chiaramente indicata dai cartelli come “dominio dell’Abate Saunière” (vedi L’enigma di Rennes-le château), invitando i turisti a scoprire la sua storia ed i suoi misteri. In questa zona si assiste spesso ad un atteggiamento contrastante verso la storia esoterica dei luoghi: da una parte si cerca di sfruttarne l’aspetto turistico con negozi di oggetti e libri dedicati all’occulto, visite guidate e depliants che alimentano il mistero, dall’altro sembra di leggere nello sguardo della gente del luogo un certo fastidio per chi va in cerca del tenebroso in quelli che forse sono solo bellissimi e tranquilli paesini montani, fastidio che si manifesta a volte nella proibizione di visitare alcuni interessanti luoghi, come si vedrà in seguito.
Percorrendo una strada di 4 km in salita si arriva in un parcheggio, dal quale si prosegue a piedi attraverso un sentiero nel bosco. Già ci si sente pervasi da una certa emozione a camminare in quei luoghi percorsi tante volte dal famoso curato e dalla fedele perpetua Marie Denarnaud in cerca di pietre per abbellire il giardino della chiesa e di chissà che altro. Il panorama è magnifico, abbracciando gran parte della valle dell’Aude, sui cui monti si possono scorgere rovine di antichi castelli e grandi mulini a vento. All’entrata del paese ci si trova di fronte ad un eloquente cartello, quello con l’ordinanza del 1965 che proibisce gli scavi sul tutto il territorio: i cittadini erano stanchi degli instancabili cercatori di tesori.

Continuando ad inoltrarsi nelle viuzze del paese si costeggia a destra il castello degli Hautpoul, signori del paese, mentre a sinistra ci si imbatte nella prima libreria esoterica, dove si possono trovare libri in diverse lingue. Poco più avanti ce n’è un’altra (che vende anche portamatite con le fattezze del demone Asmodeo!).
Su un piccolo spiazzo sorge la Torre dell’Alchimista,facente parte della fortificazione del castello e denunciante dal nome gli interessi magici dei nobili del luogo.
Sulla sinistra troviamo Rue de l’Eglise, al termine della quale si entra veramente nel dominio dell’abate e, per chi ha un po’ di fantasia, in un’altra dimensione. Sicuramente la chiesa e ciò che l’attornia hanno poco in comune con altre chiese cattoliche. Nella via si fronteggiano i due giardini voluti da S., quello cosiddetto del Pilastro e quello del Calvario e della Grotta di Lourdes. Nel primo giardino si trova il fatidico pilastro visigoto che sorreggeva l’altare e nel quale, in un cilindro di legno, il parroco trovò le pergamene dal contenuto misterioso (genealogie? Passi del Vangelo? Tante sono le voci, ma nessuna è provata); decise poi di riutilizzare il pilastro, ornato da una croce detta “del Silenzio”, capovolto (così che l’alfa e l’omega alla base risultano anch’esse capovolte) come sostegno per una Madonna di Lourdes, curiosamente smaltata di bianco (recentemente è stata dipinta d'azzurro, mah...).

Sul pilastro fa scrivere MISSION 1891, a ricordo di quell’anno tanto significativo per la sua vita. Questa particolarissima Madonna, quasi una Dea Bianca dall’atteggiamento trionfante, si trova esattamente di fronte alla figura che campeggia nell’altro giardino: Cristo sulla croce, sofferente, vicino alla morte, col capo reclinato a causa del dolore (S. fece rifare più volte la statua, non soddisfatto della posizione della testa).
Alla base della croce c’è un’iscrizione in ricordo della visita del vescovo di Carcassonne, Mons. Billard, ed altre scritte, tra cui sul retro ce n’è una che si presta ad interpretazioni interessanti: CHRISTUS A.O.M.P.S. DEFENDIT (“Cristo difende l’Antico Ordine Mistico del Priorato di Sion? O più semplicemente: “Cristo difende il suo popolo da ogni male [ab omni malo popolum suum] ?).
Poco più in là sorge il grottino della Madonna di Lourdes costruito con pietre trovate personalmente da S. durante le sue passeggiate nelle campagne circostanti.
Dalla parte opposta del giardino si trova l’entrata del cimitero, luogo dove il parroco passò moltissimo tempo, intento a fare scavi, spostar lapidi, distruggerne alcune, tutte attività non molto gradite agli abitanti di RLC. Ora il cimitero non è più visitabile, ritenendo il Consiglio Comunale poco rispettoso trasformare in un luogo turistico un’area dedicata ai defunti. Ma già il portale è molto interessante e sembra celare più di un aspetto curioso. La porta di ferro era stata commissionata da S. al padre ed al fratello della perpetua Marie: essa ha due cassette per le offerte, una per le anime del Purgatorio ed una per le anime del Paradiso, ma ciò che è inquietante è il bassorilievo nella parte inferiore, raffigurante due clessidre con….ali di pipistrello!

Entrambi le immagini rimandano al concetto d’immortalità. Ma la presenza costante della morte è ricordata dal teschio a 22 denti con due ossa incrociate che sormonta la porta. Quest’ultimo è un noto simbolo massonico, non certo usuale sulla porta di un cimitero (ricordiamo pure che i due Bush, padre e figlio, facevano appunto parte della confraternita Teschio e Ossa di Yale).
A fianco del cimitero si trova uno degli elementi a mio parere più interessanti e significativi del complesso di RLC: la casetta che S. si era fatto costruire per utilizzarla come biblioteca e studio, e dove pare si recasse solo di notte. Un posto certamente curioso dove ritagliarsi un suo angolo privato. Inoltre sotto la casetta fece sistemare una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana; poco più in là a fianco del Calvario si vede sul terreno la sagoma dell’apertura semicoperta dalla ghiaia. Di quest’acqua S. andava geloso, tanto che quando un giorno scoppiò un incedio in paese si rifiutò categoricamente di concedere l’acqua per spegnerlo, e i pompieri dovettero accedere con la forza alla cisterna. Ora viene da chiedersi quanto sia saggio installare una riserva d’acqua nei pressi, anzi quasi all’interno, di un cimitero, perché, senza entrare nei particolari, non ritengo che tale acqua possa avere le minime garanzie d’igiene. A fianco della casetta c’è un rubinetto, quindi l’acqua veniva probabilmente quotidianamente utilizzata per fini pratici.
Avvicinandosi alla chiesa ciò che per prima cosa colpisce lo sguardo sono le sfavillanti mattonelle dorate che ricoprono la parte anteriore del tetto a spiovente, nel cui spazio sottostante trova collocazione la statua della santa a cui è dedicata la chiesetta, Maria Maddalena (le pieghe della sua veste sembrano nascondere la figura di un serpente
Sotto appare scolpita nella pietra la famosa frase che tanto ha fatto fantasticare turisti e studiosi:
Si tratta di una frase biblica, pronunciata da Giacobbe al termine del sogno in cui vede una scala che conduce al cielo percorsa su e giù da angeli. Ma è anche una frase che ci avverte che stiamo entrando in un luogo “terribile”, destinato ad incutere spavento, e non è certo un bella accoglienza nella casa di Dio. La chiesa di RLC, infatti, deve essere come tutte le chiese cattoliche la casa di Dio, ma a giudicare dalle rappresentazioni, dalle statue e dalle iscrizioni, essa sembra più la dimora di una divinità femminile.
All’interno, infatti, si trova un’altra statua della Maddalena, rappresentata, per una volta seguendo l’iconografia classica, con un teschio ai piedi e con un vaso.
Un dipinto della Maddalena si trova, inoltre sotto l’altare, mentre sopra, come pure su vari punti delle pareti, troviamo le iniziali S M (la “M” è scritta come un’omega greca capovolta) che possono significare Santa Maddalena, ma possono prestarsi anche ad altre interpretazioni.
Poste come due sentinelle ai lati del tetto stanno due uccelli (forse ibis) smaltati di bianco, che ricordano analoghi simboli egizi e celtici, mentre al centro c’è una rappresentazione del Sacro Cuore, a cui S. era molto devoto.
Due considerazioni: due uccelli, aventi la capacità di uccidere i vivi e resuscitare i morti, erano i compagni della Dea Madre celtica Karidven; il Sacro Cuore è sì un classico simbolo cristiano, ma è pure stato associato al Santo Graal, infatti il geroglifico egizio che indica il cuore è costituito da un "vaso", essendo il cuore un contenitore del sangue. L’entrata nella chiesa è libera, ma è ad ore prestabilite per limitare l’invasione di turisti.
Appena entrati la sensazione non è positiva, perché oltre all’iscrizione intimidatoria e all'illuminazione piuttosto cupa, troviamo un anfitrione dall’aspetto non molto rassicurante: il diavolo Asmodeo, che col suo ghigno e lo sguardo strabico sembra voler minacciare i visitatori.
Si è, infatti, molto discusso sull’atteggiamento di questo demone che sorregge l’acquasantiera. Il mio parere personale è che non ne appare affatto schiacciato e che la sua espressione non sia di chi sta per essere sconfitto, ma sia soddisfatta, di chi si sta rialzando. Questo sembra indicare anche la mano sinistra che fa leva sul ginocchio. La mano destra, invece, sembra celare un altro arcano: che cosa stringeva Asmodeo? Un forcone? Uno scettro? Un bastone? E perché è stato tolto? O non c’è mai stato? La mano disegna infatti la forma di un piccolo cerchio. Asmodeo è tradizionalmente il protettore del tesoro di Salomone.
I particolari su cui soffermarsi sarebbero infiniti, in questa chiesa che è un vero e proprio rebus dalle mille soluzioni, ma mi limiterò a sottolineare gli elementi che saltano subito agli occhi come non canonici, anche per un occhio non avvezzo all’esoteria, mentre per ulteriori approfondimenti si rimanda ai numerosi testi sull’argomento già segnalati nella sezione dedicata a RLC.
Sormonta l’acquasantiera un gruppo di angeli, ognuno dallo sguardo rivolto in direzioni diverse, alla base dei quali compare la scritta:
La parete di fronte all’altare è interamente occupata da un bassorilievo rappresentante il Monte delle Beatitudini con Gesù che chiama a sé coloro che soffrono; da notarsi nella parte inferiore un sacco, che presenta un buco, come se qualcosa ne fosse fuoriuscito.
Al di sotto del bassorilievo vi è il confessionale in legno, su cui è rappresentato Gesù in veste di pastore, in posizione ricurva: dà la mano ad un agnello che, curiosamente, gli offre a sua volta una…mano umana!
Sulla parete di fronte all’entrata è rappresentato il battesimo di Cristo: egli è indicato da un’alfa, mentre San Giovanni Battista da un’omega. Ma non dovrebbe essere il contrario, visto che Giovanni è il predecessore?
La chiesa presenta , poi, sette statue, la cui realizzazione è stata seguita personalmente da S. e dall’amico Boudet. Oltre alla già citata Maddalena, troviamo Santa Germana, San Rocco (che presenta la ferita sulla coscia sbagliata), Sant’Antonio l’Eremita (accompagnato da un cinghiale invece che da un maialino), Sant’Antonio da Padova e, ai lati dell’altare Giuseppe e Maria con ciascuno un bambino in braccio (i due bambini presentano un leggero strabismo). Se uniamo le iniziali dei primi quattro santi, aggiungendo quella dell’evangelista Luca la cui immagine è posta sul pulpito (da notare che gli evangelisti non sono messi nell’ordine canonico forse proprio per isolare Luca) in modo da formare una M otteniamo la parola G R A A L. Qui chi è alla ricerca di misteri può veramente gongolare…
Intorno alle pareti si dipana la Via Crucis in senso antiorario e quindi al contrario rispetto all’ordine canonico delle chiese cattoliche. Tutte le stazioni presentano delle anomalie, prendiamo come esempio l’VIII: Gesù incontra una vedova con il figlioletto che indossa un gonnellino di stoffa scozzese. Ricordiamo che i Massoni si fanno chiamare “Figli della vedova” ed uno dei riti più diffusi è quello scozzese.
Ultima notazione: S. lasciò il pavimento originale in cotto ad eccezione che al centro, dove fece mettere una pavimentazione di 64 mattonelle bianche e nere, che richiama il simbolo massonico del Mosaico, che a sua volta si rifà al pavimento a riquadri bianchi e neri al centro del Tempio di Salomone, simbolo del Binario, della contrapposizione fra l'Io e l'Altro, fra Spirito e Materia, fra Vero e Falso, fra Bene e Male, fra Bello e Brutto, dei contrasti che animano la realtà.
10 AGOSTO. PEYREPERTUSE ◊ QUÉRIBUS.
La giornata è illuminata da uno splendido sole, il tempo adatto per una lunga passeggiata in montagna. In effetti, è impossibile recarsi ai castelli catari se il tempo non è favorevole, poiché i sentieri sono molto scoscesi e formati da roccia molto liscia, che diventa assai scivolosa con la pioggia. Da Carcassonne Peyrepertuse (letteralmente “pietra bucata”) dista circa 80 Km ma vale la pena far tanta strada per visitare quella che è stata definita la “Carcassonne celeste”.
Bisogna dirigersi verso Limoux, poi prendere la strada per Rennes les Bains e proseguire verso il paese di Duilhac, da cui il castello dista 4 Km in salita. Tutti i castelli sono, comunque, ben indicati. In lontananza è difficile scorgere il castello, per una peculiare caratteristica di queste rocche, dovuta certo alla maestria strategica di chi le costruì: esse sono perfettamente fuse nel paesaggio, sembrano una naturale continuazione della roccia che forma queste aspre montagne. Solo avvicinandosi maggiorente si nota con stupore che, quelli che sembravano speroni rocciosi scaturenti dalla cima dei monti, sono in realtà torri e torrioni di imponenti fortificazioni.
Erano queste le rocche dove gli eretici Catari soggiornarono durante la lunga persecuzione di cui furono vittime tra il XIII e il XIV secolo.
Alla base del monte vi è un ampio parcheggio, da cui partono navette (costo 4€) che trasportano per un lungo tratto in salita fino all’inizio del sentiero vero e proprio, percorribile solo a piedi e ben attrezzati per le camminate su roccia. Ci si inoltra, infatti, in un sentiero attorniato da un boschetto di bossi che porta fino alla rocca che domina la vallata. Tramite una scala di pietra, munita di corde a cui reggersi, anche a causa dell’onnipresente forte vento, si può giungere alla sommità dei torrioni, da cui si gode di un magnifico panorama (almeno per chi non soffre di vertigini). Nonostante le dimensioni, superiori a quelle degli altri castelli, l’altitudine e l’asprezza delle pareti rocciose che lo circondano, Peyrepertuse venne conquistato senza difficoltà nel 1240.
In questi giorni si svolge una rievocazione medievale, Les Chevaliers du vertige, che comprende uno spettacolo con falchi addestrati e varie manifestazioni in tema medievale.
A poca distanza sorge il “santuario dei Catari”, ossia il castello di Quéribus.
Si tratta di quello meglio conservato e si pensa che avesse una funzione di santuario in quanto la costruzione principale è costituita da un torrione ottagonale retto da un unico enorme pilastro, dal quale si diramano le volte gotiche. Questo ambiente, la cappella di Saint-Luis-de-Quéribus, si pensa potesse essere dedicato ad un culto solare, ricordando il pilastro centrale una sorta di obelisco.
E’ comunque sorprendente pensare ad un’architettura tanto complessa in un luogo tanto impervio e, soprattutto, battuto da un vento incessante e violentissimo, che certo non doveva facilitare il lavori dei costruttori. La fortezza faceva da confine tra Francia e Spagna e, trovandosi tra due vallate, vi si verifica uno strano fenomeno: il vento s’incanala nella porta principale e passandosi attraverso ci si sente davvero spinti dentro o fuori (a seconda della direzione in cui soffia) dal castello, tanto che ci si deve tenere alle apposite corde per non essere spostati. Il sentiero (costo 4€) per arrivarvi è molto più agevole di quello per Peyrepertuse. Quéribus fu l’ultimo baluardo dei Catari a cadere, nel 1255, undici anni dopo la caduta di Montségur.
11 AGOSTO. LIMOUX ◊ RENNES-LE-CHÂTEAU ◊ RENNES LES BAINS ◊ MONTSÉGUR.
La giornata si apre con una breve visita alla cittadina di Limoux, patria della Blanquette, vino bianco frizzante simile allo Champagne. La città presenta un punto di particolare interesse situato in una zona isolata, ma ben indicata nella rotonda da cui si accede al paese, la Basilica di Notre Dame de Marceille.
Qui si trova una Madonna Nera con Bambino (vedi la sezione sulle Vergini nere). Vicino vi è una fonte ritenuta miracolosa, indicata per le malattie agli occhi. Il vescovo di Saunière, Mons. Billard, a partire dal 17 Gennaio 1893 mostrò un grande interesse per questa chiesa e ne divenne il proprietario. Un’altra chiesa pregevole a Limoux è quella di Saint-Martin, nel centro del paese, cattedrale gotica, il cui primo nucleo risale al X secolo.
Ci rechiamo ora a Rennes les Bains, altro paese legato al mistero di RLC, in quanto parrocchia dell’amico di S. Henry Boudet, autore di uno strano libro, La vraie langue celtique et le Cromlech di Rennes les Bains, in cui parla di una sorta di santuario dei Celti, un Nemeton, non attestato da altre fonti, composto da vari menhir. La chiesa del paese conteneva fino a poco tempo fa un interessante dipinto di J.B.B. Rouch con una compianto su Cristo che presentava due aspetti curiosi: una lepre (simbolo dei Merovingi) che appariva in trompe d’oil sul ginocchio di Cristo e un enorme ragno sul prato nello sfondo. Il dipinto è ora stato tolto e la chiesa, come pure il cimitero, chiusa, cosicché la popolazione di Rennes les Bains deve recarsi fino a Couiza per assistere ad una messa. Il paese è comunque molto gradevole, essendoci varie sorgenti termali (di particolare interesse quella “della Maddalena”). Nei dintorni di Rennes si trova anche una roccia nota come la Poltrona del diavolo, un ideale seggio per Asmodeo?
Un’altra visita all’Abbé S. è d’obbligo prima della partenza. Mentre la volta precedente ci siamo soffermati maggiormente sulla misteriosa chiesa di Santa Maria Maddalena, ora è la volta di Villa Bethania, del parco circostante e di Tour Magdala.
A fianco del Giardino del Pilastro vi è l'ingresso al presbiterio e alle altre proprietà di S., dietro il pagamento di un biglietto di 4,50 €. Un particolare che mi colpisce nello spazio antistante l’entrata è la scelta di dubbio gusto di realizzare una copia del pilastro visigoto e di adibirla a…cestino dei rifiuti.
Nella stanza di sinistra del presbiterio, dove S. e Marie abitarono sempre, usando la villa solo per ricevere gli ospiti, sono state sistemate due statue di cera raffiguranti il curato e la perpetua seduti nella cucina, riprodotta come quella dell’epoca; una voce registrata racconta la loro storia. A destra, invece, ci sono oggetti e libri di S.. Al piano di sopra continua il museo, nel quale è conservata anche la famosa Dalle des Chevaliers, la lastra di pietra che si trovava di fronte all’altare e che S. fece rimuovere: forse proprio lì sotto trovò il famoso tesoro (e che trovò qualcosa di prezioso è certo) e pare l’entrata di una cripta. Il fatto curioso è che la Dalle, fissata con sigilli di ferro al pavimento, aveva il lato decorato, rappresentante una scena cavalleresca, rivolto verso il basso e quindi non visibile. Nel museo vi è pure una riproduzione della lapide della marchesa Marie de Negre, moglie del signore di Rennes François d’Hautpoul e personaggio chiave per la vicenda di RLC; su questa lapide dalla strana iscrizione pare che S. si accanì particolarmente, rompendola, inconsapevole che anni prima ne era stata fatta una riproduzione da parte di uno studioso.
Usciti nel parco si è colpiti dalla grandiosità del parco di un curato di un paese di un centinaio di abitanti (oggi ne ha 38). E’ facile immaginare il lusso che doveva regnarvi allora, quando il parco non era disabitato ed anche un po’ trasandato come ora, ma animato da animali esotici come la scimmietta Mela e dalle corse del cane di S., Pomponnet. L’entrata di Villa Bethania è sovrastata da un crocifisso e preceduta da una veranda in cui si trova la cappella privata dove S. diceva messa dopo essere stato sospeso dal vescovo a causa dei dubbi sulle sue eccessive entrate. All’interno si possono visitare solo due stanze al pianterreno, dall’arredamento e dalla carta da parati piuttosto eleganti, mentre le altre sono chiuse al pubblico. Ed ecco che viene il momento di addentrarsi in un altro dei punti significativi del complesso di RLC, la Tour Magdala, questa torretta neogotica, la cui sommità è composta da 22 merletti, dove S. aveva la sua preziosa biblioteca.
All’interno si può salire un’angusta scala a chiocciola (di 22 gradini…) ed arrivare fino al camminamento dal quale si gode una bellissima vista. Percorrendolo tutto si arriva nella serra.
Pare che alla morte di S. il corpo venne sistemato su una poltrona al centro di questo camminamento e coperto da un drappo rosso ornato di pon pon: la gente del villaggio andò a rendergli omaggio, ognuno prendendo un pon pon per “souvenir”. Si tratta di uno strano rituale, che compare tra gli omaggi che si rendevano alla morte di un cavaliere templare.
Usciti dal parco non rimane che un giro tra le viuzze del paese ed un salto alle librerie esoteriche, dalle quali attingere materiale per nuove riflessioni.
Lasciamo ora questa specie di “paese dei balocchi” per appassionati di mistero e rechiamoci in altro luogo evocativo, niente meno che il castello indicato da Otto Rahn come il “Castello del Graal”, Montségur.
Il castello è visibile dal basso in cima all’elevato pog (parola probabilmente derivante dal latino podium=luogo elevato), una montagna di roccia calcarea dalla cima arrotondata che raggiunge la massima altezza di 1218 metri. Si tratta di una fortezza naturale praticamente inaccessibile, per questo risulta ancora più sorprendente la leggenda secondo cui, la notte precedente alla presa del castello, quattro “perfetti” si siano calati dalla rocca per portare in salvo il “tesoro dei Catari”, qualcosa che, vista la difficoltà della discesa sulla nuda roccia, non poteva essere molto ingombrante o pesante. Nel maggio 1242 le forze della Chiesa presero d’assedio il castello e nel marzo 1244 venne stipulato un armistizio. Dopo una tregua di quattordici giorni i 225 Catari che si rifiutavano di abiurare vennero arsi sul rogo.
Una stele ai piedi del monte, sormontata da una croce discoidale, ricorda il martirio; ancora oggi molti si recano ad omaggiarla, lasciando oggetti, biglietti e pezzetti di stoffa. Da lì inizia il ripido sentiero (costo 3,50€) che porta fino al castello di cui rimangono le mura di recinzione e la torre di guardia. Vi è anche un museo con articoli e mobilio del castello.
La breve vacanza è terminata e resterebbero ancora tanti luoghi da visitare e tanti aspetti da approfondire, ma questa prima visita di siti tanto intrisi di storia ha portato certo con sé un arricchimento, una rinnovata voglia di scoprire ed indagare lati della storia dell’umanità a volte drammatici e a volte misteriosi, ma sempre pervasi da un fascino eterno. Per le molte cose che rimangono da esplorare…rimandiamo al prossimo viaggio!
Da Asti a Carcassonne ci sono circa 750 Km coperti interamente dalla rete autostradale. Durante il viaggio si possono fare tappe interessanti, toccando varie città significative sia dal punto di vista vacanziero che storico-culturale: Nice, Cannes, Marsiglia, Saint Maximin-de-la-Sainte Baume (dove è conservato un presunto teschio di Maria Maddalena), Les Saints Maries de la mer (dove sarebbe approdata la Maddalena con Maria di Cleofa e Maria Salomé), Montpellier.
Alle 16,30 giungiamo nella città di Carcassonne, dove rimaniamo subito stupefatti davanti allo spettacolo dell’imponente Cité. La città è, infatti, divisa in due parti: quella alta, fortificata, la Cité, e la Ville Basse, a ridosso del fiume Aude. Questa configurazione risale al periodo della crociata contro i Catari, quando i cittadini guidati dalla famiglia dei Trencavel si ribellarono al re Luigi IX e questi impose, come prezzo del perdono ai nobili rivoltosi, la costruzione della città bassa.
La città deve il suo aspetto al restauro voluto dall’architetto Viollet-Le-Duc nel 1844, che ne fa oggi uno spettacolo unico al mondo, l’emblema stesso del Medioevo. Davanti agli occhi dei visitatori, infatti, si stagliano 3 Km di doppia cinta muraria e 52 torri. Il restauro è stato fonte di molte polemiche a causa del suo effetto in parte “finto” in quanto ci si accorge facilmente che solo la parte inferiore di mura e torri è autentica, mentre tutta la parte superiore è stata realizzata con materiali nuovi. Viollet-Le-Duc ha, comunque, cercato di mantenere l’aspetto originale della fortificazione e, entrando dalla Porte d’Aude o dalla Porte Narbonneise si ha veramente l’impressione di tornare indietro nel tempo (e ben vengano anche gli innumerevoli negozi di souvenirs in tema medievale, non si può tornare a casa senza un arazzo o una spada simile a quella di re Artù!). Nella Cité si trova anche la splendida chiesa di Saint Nazaire, fusione di romanico e gotico, con bellissime vetrate istoriate.
Alla sera ci rechiamo all’Auberge de Dame Carcas nel cuore della Cité, un locale pittoresco dove assaggiare il tradizionale cassoulet, una terrina di fagioli piccanti accompagnati da cosce d’oca e salsiccia. Sui menu, per chi ancora non la conoscesse, si può leggere la leggenda dell’origine del nome della città:
"Durante l’assedio di Carlomagno la città era ormai allo stremo, quando Dame Carcas ricorse ad uno stratagemma, gettando dalle mura un porco ben pasciuto, oculatamente conservato per i momenti duri; gli assedianti in tal modo pensarono che i cittadini avrebbero resistito ancora per moltissimo tempo e decisero di andarsene.
Per festeggiare il successo Dame Carcas suonò a festa le campane e da qui il nome della città:
Carcas sonne= Carcas suona."
Tornando al presente bisogna avvertire gli aspiranti visitatori che, nel periodo di Ferragosto non è affatto facile trovare alloggio nella città, assalita da orde di turisti di tutte le nazionalità, perciò si consiglia una prenotazione anticipata. Negli altri periodi dell’anno, invece, si può fare affidamento sulle numerose catene di hotel (Ibis, Etap, Formula 1, Mercure) o sui piccoli alberghi che abbondano ad ogni angolo.
9 AGOSTO. RENNES-LE-CHÂTEAU.
La prima tappa di questo viaggio non poteva che essere la località fonte di tanti misteri, tante ipotesi, tanti sogni di tesori perduti ed inquietanti segreti: Rennes-le-Château (RLC da qui in avanti). E bisogna dire che la realtà non delude le aspettative, anzi è fonte di nuove congetture e, naturalmente, nuovi dubbi. Partendo da Carcassonne si prende la strada per Limoux e, arrivati a Couiza, dopo aver percorso una quarantina di chilometri, si svolta per la via che conduce alle due misteriose Rennes: Rennes le Bains (parrocchia dell’amico e “complice” Boudet) e RLC. Per ora concentriamoci sulla seconda Rennes, quella che viene chiaramente indicata dai cartelli come “dominio dell’Abate Saunière” (vedi L’enigma di Rennes-le château), invitando i turisti a scoprire la sua storia ed i suoi misteri. In questa zona si assiste spesso ad un atteggiamento contrastante verso la storia esoterica dei luoghi: da una parte si cerca di sfruttarne l’aspetto turistico con negozi di oggetti e libri dedicati all’occulto, visite guidate e depliants che alimentano il mistero, dall’altro sembra di leggere nello sguardo della gente del luogo un certo fastidio per chi va in cerca del tenebroso in quelli che forse sono solo bellissimi e tranquilli paesini montani, fastidio che si manifesta a volte nella proibizione di visitare alcuni interessanti luoghi, come si vedrà in seguito.
Percorrendo una strada di 4 km in salita si arriva in un parcheggio, dal quale si prosegue a piedi attraverso un sentiero nel bosco. Già ci si sente pervasi da una certa emozione a camminare in quei luoghi percorsi tante volte dal famoso curato e dalla fedele perpetua Marie Denarnaud in cerca di pietre per abbellire il giardino della chiesa e di chissà che altro. Il panorama è magnifico, abbracciando gran parte della valle dell’Aude, sui cui monti si possono scorgere rovine di antichi castelli e grandi mulini a vento. All’entrata del paese ci si trova di fronte ad un eloquente cartello, quello con l’ordinanza del 1965 che proibisce gli scavi sul tutto il territorio: i cittadini erano stanchi degli instancabili cercatori di tesori.
Continuando ad inoltrarsi nelle viuzze del paese si costeggia a destra il castello degli Hautpoul, signori del paese, mentre a sinistra ci si imbatte nella prima libreria esoterica, dove si possono trovare libri in diverse lingue. Poco più avanti ce n’è un’altra (che vende anche portamatite con le fattezze del demone Asmodeo!).
Sulla sinistra troviamo Rue de l’Eglise, al termine della quale si entra veramente nel dominio dell’abate e, per chi ha un po’ di fantasia, in un’altra dimensione. Sicuramente la chiesa e ciò che l’attornia hanno poco in comune con altre chiese cattoliche. Nella via si fronteggiano i due giardini voluti da S., quello cosiddetto del Pilastro e quello del Calvario e della Grotta di Lourdes. Nel primo giardino si trova il fatidico pilastro visigoto che sorreggeva l’altare e nel quale, in un cilindro di legno, il parroco trovò le pergamene dal contenuto misterioso (genealogie? Passi del Vangelo? Tante sono le voci, ma nessuna è provata); decise poi di riutilizzare il pilastro, ornato da una croce detta “del Silenzio”, capovolto (così che l’alfa e l’omega alla base risultano anch’esse capovolte) come sostegno per una Madonna di Lourdes, curiosamente smaltata di bianco (recentemente è stata dipinta d'azzurro, mah...).
Sul pilastro fa scrivere MISSION 1891, a ricordo di quell’anno tanto significativo per la sua vita. Questa particolarissima Madonna, quasi una Dea Bianca dall’atteggiamento trionfante, si trova esattamente di fronte alla figura che campeggia nell’altro giardino: Cristo sulla croce, sofferente, vicino alla morte, col capo reclinato a causa del dolore (S. fece rifare più volte la statua, non soddisfatto della posizione della testa).
Alla base della croce c’è un’iscrizione in ricordo della visita del vescovo di Carcassonne, Mons. Billard, ed altre scritte, tra cui sul retro ce n’è una che si presta ad interpretazioni interessanti: CHRISTUS A.O.M.P.S. DEFENDIT (“Cristo difende l’Antico Ordine Mistico del Priorato di Sion? O più semplicemente: “Cristo difende il suo popolo da ogni male [ab omni malo popolum suum] ?).
Poco più in là sorge il grottino della Madonna di Lourdes costruito con pietre trovate personalmente da S. durante le sue passeggiate nelle campagne circostanti.
Dalla parte opposta del giardino si trova l’entrata del cimitero, luogo dove il parroco passò moltissimo tempo, intento a fare scavi, spostar lapidi, distruggerne alcune, tutte attività non molto gradite agli abitanti di RLC. Ora il cimitero non è più visitabile, ritenendo il Consiglio Comunale poco rispettoso trasformare in un luogo turistico un’area dedicata ai defunti. Ma già il portale è molto interessante e sembra celare più di un aspetto curioso. La porta di ferro era stata commissionata da S. al padre ed al fratello della perpetua Marie: essa ha due cassette per le offerte, una per le anime del Purgatorio ed una per le anime del Paradiso, ma ciò che è inquietante è il bassorilievo nella parte inferiore, raffigurante due clessidre con….ali di pipistrello!
A fianco del cimitero si trova uno degli elementi a mio parere più interessanti e significativi del complesso di RLC: la casetta che S. si era fatto costruire per utilizzarla come biblioteca e studio, e dove pare si recasse solo di notte. Un posto certamente curioso dove ritagliarsi un suo angolo privato. Inoltre sotto la casetta fece sistemare una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana; poco più in là a fianco del Calvario si vede sul terreno la sagoma dell’apertura semicoperta dalla ghiaia. Di quest’acqua S. andava geloso, tanto che quando un giorno scoppiò un incedio in paese si rifiutò categoricamente di concedere l’acqua per spegnerlo, e i pompieri dovettero accedere con la forza alla cisterna. Ora viene da chiedersi quanto sia saggio installare una riserva d’acqua nei pressi, anzi quasi all’interno, di un cimitero, perché, senza entrare nei particolari, non ritengo che tale acqua possa avere le minime garanzie d’igiene. A fianco della casetta c’è un rubinetto, quindi l’acqua veniva probabilmente quotidianamente utilizzata per fini pratici.
Sotto appare scolpita nella pietra la famosa frase che tanto ha fatto fantasticare turisti e studiosi:
TERRIBILIS EST LOCUS ISTE

Si tratta di una frase biblica, pronunciata da Giacobbe al termine del sogno in cui vede una scala che conduce al cielo percorsa su e giù da angeli. Ma è anche una frase che ci avverte che stiamo entrando in un luogo “terribile”, destinato ad incutere spavento, e non è certo un bella accoglienza nella casa di Dio. La chiesa di RLC, infatti, deve essere come tutte le chiese cattoliche la casa di Dio, ma a giudicare dalle rappresentazioni, dalle statue e dalle iscrizioni, essa sembra più la dimora di una divinità femminile.
All’interno, infatti, si trova un’altra statua della Maddalena, rappresentata, per una volta seguendo l’iconografia classica, con un teschio ai piedi e con un vaso.
Un dipinto della Maddalena si trova, inoltre sotto l’altare, mentre sopra, come pure su vari punti delle pareti, troviamo le iniziali S M (la “M” è scritta come un’omega greca capovolta) che possono significare Santa Maddalena, ma possono prestarsi anche ad altre interpretazioni.
Poste come due sentinelle ai lati del tetto stanno due uccelli (forse ibis) smaltati di bianco, che ricordano analoghi simboli egizi e celtici, mentre al centro c’è una rappresentazione del Sacro Cuore, a cui S. era molto devoto.
Due considerazioni: due uccelli, aventi la capacità di uccidere i vivi e resuscitare i morti, erano i compagni della Dea Madre celtica Karidven; il Sacro Cuore è sì un classico simbolo cristiano, ma è pure stato associato al Santo Graal, infatti il geroglifico egizio che indica il cuore è costituito da un "vaso", essendo il cuore un contenitore del sangue. L’entrata nella chiesa è libera, ma è ad ore prestabilite per limitare l’invasione di turisti.
Appena entrati la sensazione non è positiva, perché oltre all’iscrizione intimidatoria e all'illuminazione piuttosto cupa, troviamo un anfitrione dall’aspetto non molto rassicurante: il diavolo Asmodeo, che col suo ghigno e lo sguardo strabico sembra voler minacciare i visitatori.
I particolari su cui soffermarsi sarebbero infiniti, in questa chiesa che è un vero e proprio rebus dalle mille soluzioni, ma mi limiterò a sottolineare gli elementi che saltano subito agli occhi come non canonici, anche per un occhio non avvezzo all’esoteria, mentre per ulteriori approfondimenti si rimanda ai numerosi testi sull’argomento già segnalati nella sezione dedicata a RLC.
Sormonta l’acquasantiera un gruppo di angeli, ognuno dallo sguardo rivolto in direzioni diverse, alla base dei quali compare la scritta:
PAR CE SIGNE TU LE VANCRAIS
(con questo segno tu LO vincerai)

si tratta di un riferimento alla scritta apparsa in cielo all’imperatore Costantino alla vigilia della vittoriosa battaglia con Massenzio nel 312 e riferito al segno della Croce. Qui, però, non appare altrettanto chiaro a quale segno ci si debba riferire e poco chiaro è anche su chi debba essere la vittoria, il cui oggetto è indicato da quel “le” (che un angelo indica col dito indice). Da notarsi che anche all’esterno della chiesa compare l’iscrizione, questa volta latina, in hoc signo vinces. Il gruppo angelico e l’iscrizione sovrastano un cerchietto rosso con le iniziali BS (Berénger Saunière?).La parete di fronte all’altare è interamente occupata da un bassorilievo rappresentante il Monte delle Beatitudini con Gesù che chiama a sé coloro che soffrono; da notarsi nella parte inferiore un sacco, che presenta un buco, come se qualcosa ne fosse fuoriuscito.
Al di sotto del bassorilievo vi è il confessionale in legno, su cui è rappresentato Gesù in veste di pastore, in posizione ricurva: dà la mano ad un agnello che, curiosamente, gli offre a sua volta una…mano umana!
Sulla parete di fronte all’entrata è rappresentato il battesimo di Cristo: egli è indicato da un’alfa, mentre San Giovanni Battista da un’omega. Ma non dovrebbe essere il contrario, visto che Giovanni è il predecessore?
La chiesa presenta , poi, sette statue, la cui realizzazione è stata seguita personalmente da S. e dall’amico Boudet. Oltre alla già citata Maddalena, troviamo Santa Germana, San Rocco (che presenta la ferita sulla coscia sbagliata), Sant’Antonio l’Eremita (accompagnato da un cinghiale invece che da un maialino), Sant’Antonio da Padova e, ai lati dell’altare Giuseppe e Maria con ciascuno un bambino in braccio (i due bambini presentano un leggero strabismo). Se uniamo le iniziali dei primi quattro santi, aggiungendo quella dell’evangelista Luca la cui immagine è posta sul pulpito (da notare che gli evangelisti non sono messi nell’ordine canonico forse proprio per isolare Luca) in modo da formare una M otteniamo la parola G R A A L. Qui chi è alla ricerca di misteri può veramente gongolare…
Ultima notazione: S. lasciò il pavimento originale in cotto ad eccezione che al centro, dove fece mettere una pavimentazione di 64 mattonelle bianche e nere, che richiama il simbolo massonico del Mosaico, che a sua volta si rifà al pavimento a riquadri bianchi e neri al centro del Tempio di Salomone, simbolo del Binario, della contrapposizione fra l'Io e l'Altro, fra Spirito e Materia, fra Vero e Falso, fra Bene e Male, fra Bello e Brutto, dei contrasti che animano la realtà.
10 AGOSTO. PEYREPERTUSE ◊ QUÉRIBUS.
La giornata è illuminata da uno splendido sole, il tempo adatto per una lunga passeggiata in montagna. In effetti, è impossibile recarsi ai castelli catari se il tempo non è favorevole, poiché i sentieri sono molto scoscesi e formati da roccia molto liscia, che diventa assai scivolosa con la pioggia. Da Carcassonne Peyrepertuse (letteralmente “pietra bucata”) dista circa 80 Km ma vale la pena far tanta strada per visitare quella che è stata definita la “Carcassonne celeste”.
Bisogna dirigersi verso Limoux, poi prendere la strada per Rennes les Bains e proseguire verso il paese di Duilhac, da cui il castello dista 4 Km in salita. Tutti i castelli sono, comunque, ben indicati. In lontananza è difficile scorgere il castello, per una peculiare caratteristica di queste rocche, dovuta certo alla maestria strategica di chi le costruì: esse sono perfettamente fuse nel paesaggio, sembrano una naturale continuazione della roccia che forma queste aspre montagne. Solo avvicinandosi maggiorente si nota con stupore che, quelli che sembravano speroni rocciosi scaturenti dalla cima dei monti, sono in realtà torri e torrioni di imponenti fortificazioni.
Alla base del monte vi è un ampio parcheggio, da cui partono navette (costo 4€) che trasportano per un lungo tratto in salita fino all’inizio del sentiero vero e proprio, percorribile solo a piedi e ben attrezzati per le camminate su roccia. Ci si inoltra, infatti, in un sentiero attorniato da un boschetto di bossi che porta fino alla rocca che domina la vallata. Tramite una scala di pietra, munita di corde a cui reggersi, anche a causa dell’onnipresente forte vento, si può giungere alla sommità dei torrioni, da cui si gode di un magnifico panorama (almeno per chi non soffre di vertigini). Nonostante le dimensioni, superiori a quelle degli altri castelli, l’altitudine e l’asprezza delle pareti rocciose che lo circondano, Peyrepertuse venne conquistato senza difficoltà nel 1240.
In questi giorni si svolge una rievocazione medievale, Les Chevaliers du vertige, che comprende uno spettacolo con falchi addestrati e varie manifestazioni in tema medievale.
A poca distanza sorge il “santuario dei Catari”, ossia il castello di Quéribus.
11 AGOSTO. LIMOUX ◊ RENNES-LE-CHÂTEAU ◊ RENNES LES BAINS ◊ MONTSÉGUR.
La giornata si apre con una breve visita alla cittadina di Limoux, patria della Blanquette, vino bianco frizzante simile allo Champagne. La città presenta un punto di particolare interesse situato in una zona isolata, ma ben indicata nella rotonda da cui si accede al paese, la Basilica di Notre Dame de Marceille.
Ci rechiamo ora a Rennes les Bains, altro paese legato al mistero di RLC, in quanto parrocchia dell’amico di S. Henry Boudet, autore di uno strano libro, La vraie langue celtique et le Cromlech di Rennes les Bains, in cui parla di una sorta di santuario dei Celti, un Nemeton, non attestato da altre fonti, composto da vari menhir. La chiesa del paese conteneva fino a poco tempo fa un interessante dipinto di J.B.B. Rouch con una compianto su Cristo che presentava due aspetti curiosi: una lepre (simbolo dei Merovingi) che appariva in trompe d’oil sul ginocchio di Cristo e un enorme ragno sul prato nello sfondo. Il dipinto è ora stato tolto e la chiesa, come pure il cimitero, chiusa, cosicché la popolazione di Rennes les Bains deve recarsi fino a Couiza per assistere ad una messa. Il paese è comunque molto gradevole, essendoci varie sorgenti termali (di particolare interesse quella “della Maddalena”). Nei dintorni di Rennes si trova anche una roccia nota come la Poltrona del diavolo, un ideale seggio per Asmodeo?
Un’altra visita all’Abbé S. è d’obbligo prima della partenza. Mentre la volta precedente ci siamo soffermati maggiormente sulla misteriosa chiesa di Santa Maria Maddalena, ora è la volta di Villa Bethania, del parco circostante e di Tour Magdala.
Nella stanza di sinistra del presbiterio, dove S. e Marie abitarono sempre, usando la villa solo per ricevere gli ospiti, sono state sistemate due statue di cera raffiguranti il curato e la perpetua seduti nella cucina, riprodotta come quella dell’epoca; una voce registrata racconta la loro storia. A destra, invece, ci sono oggetti e libri di S.. Al piano di sopra continua il museo, nel quale è conservata anche la famosa Dalle des Chevaliers, la lastra di pietra che si trovava di fronte all’altare e che S. fece rimuovere: forse proprio lì sotto trovò il famoso tesoro (e che trovò qualcosa di prezioso è certo) e pare l’entrata di una cripta. Il fatto curioso è che la Dalle, fissata con sigilli di ferro al pavimento, aveva il lato decorato, rappresentante una scena cavalleresca, rivolto verso il basso e quindi non visibile. Nel museo vi è pure una riproduzione della lapide della marchesa Marie de Negre, moglie del signore di Rennes François d’Hautpoul e personaggio chiave per la vicenda di RLC; su questa lapide dalla strana iscrizione pare che S. si accanì particolarmente, rompendola, inconsapevole che anni prima ne era stata fatta una riproduzione da parte di uno studioso.
Usciti nel parco si è colpiti dalla grandiosità del parco di un curato di un paese di un centinaio di abitanti (oggi ne ha 38). E’ facile immaginare il lusso che doveva regnarvi allora, quando il parco non era disabitato ed anche un po’ trasandato come ora, ma animato da animali esotici come la scimmietta Mela e dalle corse del cane di S., Pomponnet. L’entrata di Villa Bethania è sovrastata da un crocifisso e preceduta da una veranda in cui si trova la cappella privata dove S. diceva messa dopo essere stato sospeso dal vescovo a causa dei dubbi sulle sue eccessive entrate. All’interno si possono visitare solo due stanze al pianterreno, dall’arredamento e dalla carta da parati piuttosto eleganti, mentre le altre sono chiuse al pubblico. Ed ecco che viene il momento di addentrarsi in un altro dei punti significativi del complesso di RLC, la Tour Magdala, questa torretta neogotica, la cui sommità è composta da 22 merletti, dove S. aveva la sua preziosa biblioteca.
Usciti dal parco non rimane che un giro tra le viuzze del paese ed un salto alle librerie esoteriche, dalle quali attingere materiale per nuove riflessioni.
Lasciamo ora questa specie di “paese dei balocchi” per appassionati di mistero e rechiamoci in altro luogo evocativo, niente meno che il castello indicato da Otto Rahn come il “Castello del Graal”, Montségur.
Il castello è visibile dal basso in cima all’elevato pog (parola probabilmente derivante dal latino podium=luogo elevato), una montagna di roccia calcarea dalla cima arrotondata che raggiunge la massima altezza di 1218 metri. Si tratta di una fortezza naturale praticamente inaccessibile, per questo risulta ancora più sorprendente la leggenda secondo cui, la notte precedente alla presa del castello, quattro “perfetti” si siano calati dalla rocca per portare in salvo il “tesoro dei Catari”, qualcosa che, vista la difficoltà della discesa sulla nuda roccia, non poteva essere molto ingombrante o pesante. Nel maggio 1242 le forze della Chiesa presero d’assedio il castello e nel marzo 1244 venne stipulato un armistizio. Dopo una tregua di quattordici giorni i 225 Catari che si rifiutavano di abiurare vennero arsi sul rogo.
La breve vacanza è terminata e resterebbero ancora tanti luoghi da visitare e tanti aspetti da approfondire, ma questa prima visita di siti tanto intrisi di storia ha portato certo con sé un arricchimento, una rinnovata voglia di scoprire ed indagare lati della storia dell’umanità a volte drammatici e a volte misteriosi, ma sempre pervasi da un fascino eterno. Per le molte cose che rimangono da esplorare…rimandiamo al prossimo viaggio!