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Versioni cistercensi

 Joseph di Robert de Boron. L’autore s’ispira ai Vangeli apocrifi e ricollega il tema alle Scritture. Il Graal è la scodella in cui Gesù mangiò durante l’Ultima Cena e dove Giuseppe d’Arimatea raccolse il suo sangue. Il Graal si configura come una sorta di Provvidenza divina che protegge chi lo possiede.

Didot-Perceval di Robert de Boron. Nasce qui il tema del “Seggio Periglioso”, cioè un posto intorno alla Tavola Rotonda destinato ad un Eletto e dove nessuno deve sedersi; l’infrazione del divieto da parte di Percival causa la malattia del re Bron (il Re Pescatore cognato di Giuseppe d’Arimatea). Solo recandosi al castello del Graal Percival potrà porre rimedio al male fatto; qui assiste al solito corteo e non osa porre domande. Solo in seguito porrà una domanda riguardo a ciò che sta vedendo e il re guarirà: la guarigione è dovuta alla sola parola.

L’Estoire du Saint Graal. Il Graal anche qui è la scodella in cui Giuseppe d’Arimatea ha raccolto il sangue di Gesù. Si parla apertamente di una stirpe del Graal, di cui Giuseppe, il cognato Bron e il figlio Alano il Grosso sono gli iniziatori. Il Re Pescatore è identificato in Alano, che viene ferito dal re Brulan e in seguito a ciò il suo regno diventa la Guasta Terra.

Le Lancelot proprement dit. Il romanzo comincia con le avventure di Galvano che assiste al corteo del Graal ma è distratto dalla sua missione dalla visione di una bella fanciulla: per questo non è degno del Graal. Toccherà poi a Lancillotto tentare l’impresa, ma neppure lui ne è degno essendosi macchiato di adulterio con Ginevra. Solo Galaad potrà essere l’eletto, incarnando il prototipo dell’uomo puro, incontaminato da pulsioni sensuali.

La Quête du Saint Graal di Walter Map. Il Graal si trova al castello di Corbenic ed è la Grazia divina. L’eroe predestinato è Galaad il Puro che, a differenza di molte altre versioni, non usa mai la violenza. Egli guarisce il re ferito e diventa Re del Graal.

Parzival di Wolfran von Eschenbach. Questo poeta tedesco scrive la sua opera tra il 1197 e il 1210 ed è stato l’ispiratore di Wagner; dice di attingere al racconto scritto in  lingua araba di un certo Kyot il Provenzale (forse la versione tedesca del nome Guiot o Guillot), quindi asserendone un’origine orientale. Il castello del Graal, dove vive il Re Pescatore Anfortas, è situato a Munsalvasche (Monselvaggio); l’identificazione di questo luogo con la cittadella di Montségur ha fatto sorgere le ipotesi di un legame tra i Catari e il Santo Graal, di cui potrebbero essere i custodi. Il Graal, come si è precedentemente accennato, non è più un vaso o un piatto ma una pietra, che ricorda la Pietra filosofale degli alchimisti o forse un meteorite. Il fatto che si possa trattare di una pietra caduta dal cielo si riconduce anche alla leggenda secondo cui il Graal sarebbe stato ricavato da un gigantesco smeraldo staccatosi dalla fronte dell’angelo caduto Lucifero. Parzival, per guarire il re, pone la domanda:”Re, di che cosa soffri?”, dimostrando una compassione che rimanda al pensiero orientale e cataro. Come in Chrétien, all’inizio del romanzo la madre di Parzival gli chiede di portare a termine una vendetta privata.  Un dato interessante è che la portatrice del Graal non è più anonima ma viene chiamata Dispensiera di Gioia. In seguito si verrà a sapere che i custodi del Graal sono Templari, prova che già allora quest’ordine era avvolto da un alone di mistero. Questa versione della storia, quindi, ricollega in vari modi il Santo Graal alla Linguadoca, costituendo la base letteraria su cui fonderà le sue ricerche nel Novecento Otto Rahn, novello cavaliere non più dell’equa Tavola rotonda ma probabilmente di una ben più sinistra cerchia, quella nazista. Viene qui chiarito il significato sessuale della ferita di Anfortas, che è una vera e propria impotenza che di riflesso rende sterile il suo regno. Il poema racconta anche le avventure di Galvano in un Castello Meraviglioso governato dal re Klingsor, sorta di doppioni di Monselvaggio ed Anfortas, però molto simile ad un monastero buddista.
Quasi al termine del romanzo Parzival viene designato Re del Graal da un’iscrizione apparsa sulla pietra e i suoi discendenti costituiranno la stirpe del Graal, a cominciare dal figlio Lohengrin. Così viene pure recuperato un personaggio della mitologia nordica, di cui in seguito si è appropriata la famiglia di Goffredo di Buglione per farne un suo avo.

Titurel di Wolfram von Eschenbach. Viene delineata la stirpe del Graal, a partire dal primo re Titurel e si configura sempre più come razza élitaria.

Il nuovo Titurel di Albrecht de Scharpfenberg. Si tratta di una riduzione libera del Parzival scritta nella seconda metà del XIII secolo. I Templari sono i custodi del Graal e vivono nel castello di Monselvaggio in India, simili a monaci contemplativi. Vi è anche il personaggio del mitico Prete Giovanni, qui nipote di Parzival. Il Graal non è più un oggetto della mitologia celtica  e neppure appartenente al Cristianesimo, è un talismano dalle facoltà meravigliose alla cui vista solo pochi Eletti sono ammessi.
   

 
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