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San Giovanni Battista a Fontanile (AT)

La storia di Fontanile.

panorama Fontanile è un paese del Monferrato di 563 abitanti e dalla superficie di 8 Km, lungo la strada tra Nizza Monferrato ed Acqui Terme. Nonostante le ridottissime dimensioni del paese, esso non passa inosservato a chi percorre le strade circostanti. Infatti, tra il bellissimo panorama collinare composto in prevalenza da vigneti, spicca, visibile anche da molto lontano, il cupolone della Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, davvero “monumentale”, specialmente se comparata con modeste chiese che sorgono negli altrettanto ridotti paesi dei dintorni. Prima di esaminare più da vicino la chiesa ed alcune sue peculiarità, che la accomunano a costruzioni ricche di mistero (prima fra tutte la chiesa di RLC) vediamo di esaminare la storia del paese e quindi il retroscena storico di quello che potrebbe configurarsi come un nuovo enigma da svelare. Fontanile, da “Fontanili” o “Fontanilis”, “Terra ricca di sorgive”, ha avuto il suo primo nucleo nel IV-V secolo d. C, quando, in seguito alle invasioni barbariche, gli abitanti delle vallate furono costretti a trasferirsi in luoghi elevati per meglio difendersi. Il paese, infatti, si trova a 276 metri sul livello del mare. Le sue prime difese erano costituite, probabilmente, da semplici palizzate, perché bisognerà aspettare l’avvento dell’impero di Carlo Magno per vedere la costruzione di una rocca fortificata, costruita tra il IX ed il X secolo. Già nel X secolo, però, questa fu rasa al suolo durante un’invasione dei Saraceni e, successivamente, si costruì il borgo fortificato, difeso da un fossato e da due cinte murarie. Le mura esterne avevano due porte che davano accesso al paese:Porta Soprana e Porta S. Giovanni Battista, munite di ponti levatoi. Le mura comprendevano quattro torri, che portavano il nome di famiglie fontanilesi: Ansaldi (tuttora presente), Mussano, Fulco e Ferrario. Le mura interne, che davano accesso alla parte cosiddetta Villa, comprendevano la Porta di San Rocco, venerato come protettore contro la peste. Alla fine dell’XI secolo Fontanile divenne feudo del Marchese del Monferrato. Nel 1337 ebbe il diritto di autogestirsi. Nel 1532 ebbe “Statuti” propri. Nel 1606 i Gonzaga elevarono a marchesato il feudo di Fontanile e lo cedettero ai marchesi Bevilacqua. Nel 1673 il feudo di Fontanile viene ceduto a Nicola Faà marchese di Bruno e conte di Carentino, originario di Fontanile. Si apre, così, il lungo dominio dei Faà, famiglia che vede tra i suoi componenti uomini di Chiesa, eroi e persino malfattori. Su questa nobile famiglia, alla quale i Fontanilesi tributeranno sempre una grande devozione, un alone sinistro è conferito dalla scelta dello stemma di famiglia, che sembra lasciar trapelare un interesse per l'alchimia o l'esoteria:

Faà

Come si vede esso ha come protagonista una fata (da qui il nome “Faà”) dal fascino quanto mai ambiguo: su uno sfondo dorato si erge questa creatura mostruosa che ha la metà superiore di donna nuda con ali di pipistrello, mentre l’inferiore è costituita da zampe d’uccello palmipede e coda di serpente terminante in saetta. Più che una fata sembra una creatura infernale, e pure imbattibile, visto che il motto recita: Nec ferro ne igne. Questa strana figura, dai tratti femminili poco pronunciati e dal viso piuttosto mascolino, sembra evocare l’androgino, il rebis della tradizione alchemica; in alcune raffigurazioni, come in quelle qui prese ad esempio, l’androgino, ha caratteristiche simili alla “fata” emblema della famiglia fontanilese:
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Si notano le ali di pipistrello (in una delle figure il rebis tiene in mano un pipistrello), la presenza del serpente. Nella mitologia classica esso è il figlio nato dall’amore di Ermes ed Afrodite. Esso è l’unione del principio femminile e maschile, l’essere perfetto e rappresenta il fine ultimo dell’alchimia, la pietra filosofale. Ciò potrebbe suggerire un interesse dei Faà per l’alchimia, disciplina privilegiata dell’antica Massoneria. Il conte Ortensio Faà, abate di Carentino, uomo di animo violento e bellicoso, nella notte di Pasqua del 1686, mise in atto una congiura contro il Marchese Moscheni di Bergamasco, assalendo il palazzo marchionale, ma riuscendo solo ad uccidere il figlioletto di sette anni del Marchese; fuggì nella repubblica di Genova e poi presso il convento dei Cappuccini di Ovada, dove morì impunito. Fu il conte Ortensio Faà a donare alla comunità il quadro di S. Anna e la Madonna, tuttora conservato nella chiesa parrocchiale. Tra i personaggi più noti della stirpe dei Faà ne troviamo uno al quale è dedicato a Torino il “Museo Francesco Faà di Bruno” presso l’Istituto Suore minime di N.S. del Suffragio, comprendente anche la Chiesa e il campanile progettati dallo stesso Francesco Faà di Bruno che, nella Torino risorgimentale, fu nobile e soldato, scienziato e musicista, animatore di opere sociali e giornalista, professore universitario, prete e santo. Durante il suo soggiorno parigino il beato Faà alloggiò presso il seminario di Saint Sulpice (la chiesa parigina dove Berenger Saunière si recò per la decifrazione delle pergamene) ed ebbe come maestro il matematico Augustin de Cauchy, membro della Royal Society, l’organizzazione londinese (di cui fece parte tra gli altri Newton) che accolse i seguaci della Massoneria speculativa, volta alla ricerca scientifica e filosofica, al progresso, contrapposta alla Massoneria operativa delle corporazioni tradizionali.
Nel Seicento Fontanile visse anni difficili a causa della peste che decimò la popolazione europea e che causò la scomparsa di molte famiglie fontanilesi. Nel 1708 il Ducato del Monferrato fu assegnato ai Savoia. L’ultimo decennio del 1700 , sotto il dominio napoleonico, fu un periodo di carestia, lotte e lutti. Terminata l’era napoleonica, Fontanile tornò ai Savoia. Il cimitero che si trovava nelle mura fu trasferito ai piedi del colle San Martino, dov’è tuttora. Prima di questo si erano succeduti ben cinque luoghi aventi la funzione di accogliere i defunti. Il primo risale all’anno mille. Verso la fine del 1300 furono costruiti loculi e su di essi la chiesa della Madonna Annunziata, chiamata “Maria extra muros”. Dopo cinquant’anni si passò a seppellire i morti in una fossa comune scavata nella navata centrale della chiesa parrocchiale. Ma questa sistemazione creava problemi igienici, cosicché verso il 1550 il cimitero venne trasferito nella canonica, dove trovarono posto 25 tombe, appartenenti alle famiglie più ricche e a Confraternite. Nel 1775 si creò un nuovo cimitero su una piazza, fino ad allora destinata al mercato. Percorrendo velocemente la storia di Fontanile siamo giunti quasi all’epoca della costruzione della chiesa oggetto privilegiato del nostro studio e vediamo di esaminarne la genesi e le caratteristiche in modo più dettagliato.

1885: una nuova Chiesa.

Facciata Nel 1885 (l’anno in cui Saunière arriva a RLC; il periodo storico delle ristrutturazioni e dei misteriosi ritrovamenti delle due chiese, quella dell’Aude del Monferrato, coincidono) e si costituì un comitato per la costruzione della nuova chiesa. La vecchia era ormai fatiscente, ad eccezione della torre campanaria, di altezza eccessiva per il modesto edificio religioso, costruita con i mattoni del castello dei marchesi Faà, che si trovava su quella che oggi è piazza S.Giovanni e che fu demolito nel 1650. Fu solo nel 1896, però, che si penso più seriamente alla costruzione della chiesa. Il 1896, infatti, fu l’anno in cui fu nominato il nuovo parroco, don Alessandro Biagio Soave, originario di Castelnuovo Belbo. Il 13 dicembre fu festeggiato il suo arrivo in parrocchia e fu subito chiaro che quel prete trentenne avrebbe portato nuova linfa al progetto di un maestoso tempio nel paesino di Fontanile, che avrebbe così battuto in grandiosità e fervore religioso i comuni limitrofi. Il progetto fu affidato agli architetti bolognesi che stavano realizzando la chiesa di Sezzadio (paese che oggi infatti possiede una chiesa monumentale le cui guglie si stagliano sull’orizzonte visibili anche a grande distanza), Francesco Gualandi e il figlio Giuseppe.

Gli artefici della chiesa: i Gualandi.

La passione dei Gualandi, padre e figlio, fu sempre il neogotico e quindi nelle loro chiese cercarono di riprodurre lo splendore e la vertiginosa spinta verso l’alto delle grandi cattedrali medievali. Ad Asti Giuseppe realizzò la Chiesa e Santuario di Nostra Signora Porta Paradisi (Madonna del Portone). Il nucleo originario della chiesa è un tempietto costruito nel 1689 in corrispondenza di una delle porte della città, sovrastata dall’immagine di Maria, del patrono di Asti San Secondo e del santo del borgo, San Marco. Il tempietto divenne poi un santuario e nel 1902 iniziò l’opera del Gualandi che lo trasformò in una maestosa costruzione (la cui facciata presenta molte analogie con la chiesa di Fontanile) inaugurata nel 1912. Sul lato posteriore, nel parco si trova una riproduzione a grandezza naturale della Grotta di Lourdes.
A Roma il nome Giuseppe Gualandi è legato ad una chiesa alla quale è annesso uno stravagante museo, la Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio con il Museo delle Anime del Purgatorio. L’architetto bolognese ha conferito, come sua abitudine, alla chiesa un aspetto gotico e quasi spettrale, che le è valso il soprannome di “piccolo Duomo di Roma” (nell’astigiano molti si riferiscono alla chiesa fontanilese come ad un “Duomo”). Nel settembre 1897 nella chiesa scoppiò un incendio e, quando fu domato, padre Vittore Jouet vide una macchia causata dal fuoco su una parete somigliante ad un volto. Dopo averla fotografa ed esaminata si convinse che si trattasse di un’anima del Purgatorio e da allora girò per l’Italia e l’Europa in cerca di immagini analoghe: tutte quelle che raccolse sono esposte nel Museo adiacente alla chiesa. Esso ha fama di luogo di luogo maledetto, raccogliendo varie immagini e impronte legate a terrificanti apparizioni di fantasmi.
Nella loro città, Bologna, Francesco e Giuseppe Gualandi hanno realizzato Santa Maria di Veneziano, una maestosa Chiesa in stile gotico-fiorito con cupola alta 44 metri. La realizzazione della Chiesa iniziò nel 1894 e fu portata a termine nel 1933. A croce latina con tre navate e abside poligonale, è sormontata da una possente cupola sostenuta da otto pilastri polilobati con un tamburo a dodici lati ed è uno dei primi esempi di applicazione del cemento armato nell'arte. L'altare maggiore è dedicato alla Vergine, mentre i due altari laterali sono dedicati a San Giuseppe e al Sacro Cuore. Interessanti pure la cappellina della Madonna di Lourdes e soprattutto la Via Crucis plasmata personalmente (come tante altre immagini degli altari) in terracotta, fra il 1927 ed il 1928, da Mons. G. Branchini il parroco che volle e costruì questa Chiesa. Vi sono, inoltre, ampie vetrate istoriate delle navate e dell'abside e i rosoni, rappresentanti scene bibliche.

1897: un tesoro!

Tornando alla nostra chiesa, nel 1897 accade un fatto di grande interesse per la nostra ricerca: il ritrovamento di un tesoro! La vigilia di Natale, infatti, durante uno scavo, l’operaio Michele Rocca, detto poi in virtù della sua fortuna “Miclen dai Bardan” (delle palanche), trova delle monete d’oro. Se le mette in tasca come se nulla fosse, ma è stato visto da un altro operaio che denuncerà l’accaduto al Comune. Alla fine Rocca sarà costretto a confessare di aver trovato ben 156 monete, alle quali se ne aggiungeranno altre ritrovate successivamente, per un totale di 174. Esse erano di notevole valore artistico: una rappresentava Papa Sisto V, morto nel 1590; un’altra Papa Innocenzo IX, pontefice per soli due mesi nel 1591, fatto che la rendeva una moneta rara. Molte furono vendute ad un ebreo di Acqui, altre cedute al Museo Archeologico di Torino e persino il re Vittorio Emanuele III si fece avanti per l’acquisto, dimostrando che si trattava di oggetti di enorme interesse. La vendita del tesoro fruttò 4000 lire, che don Soave s’incaricò di utilizzare per la nuova chiesa e così fece. O no? In paese cominciarono a circolare voci sull’improvvisa ricchezza del parroco, che acquistò grosse proprietà terriere. Che il denaro fosse andato ad arricchire solo lui stesso invece che la comunità? O che il parroco avesse segretamente intrapreso altri scavi facendo nuovi ritrovamenti di oggetti preziosi? Resta il fatto che i sospetti si concretizzarono in una denuncia presso la Corte d’Appello di Casale Monferrato, anche a causa delle accuse del sindaco e del vice sindaco. Il parroco, allora, si affidò all’affetto dei suoi parrocchiani, raccogliendo più di duecento firme di capofamiglia convinti della sua innocenza, fatto che convinse il Sotto- prefetto di Acqui. Il sindaco fu costretto a presentare le dimissioni e venne eletto un grande amico di don Soave. Il Tribunale di Acqui dichiarò che il reato non sussisteva e il 24 Giugno 1899, festa di San Giovanni, la Banda del paese suonò sotto le finestre del parroco testimoniando la fedeltà di tutto il paese al proprio parroco. Si conclude così una vicenda che presenta lati oscuri, tanto che ancora oggi in paese si vocifera di quel parroco dalla misteriosa ricchezza e dai numerosi possedimenti, non abituali per il parroco di un paesino come Fontanile.
La chiesa fu inaugurata, anche se molto restava ancora da fare, nell’Anno Santo 1900, il 18 Novembre, quando avvenne la visita pastorale del Vescovo di Acqui, Mons. Balestra.

Particolarità della chiesa.

Vediamo ora di esaminare gli elementi della chiesa che ci permettono di collegarla ad intenti non del tutto ortodossi e forse alla regia occulta di società segrete, allora attivissime in tutta Europa.
VOLTA CELESTE. Il soffitto della chiesa è affrescato con un cielo stellato di un blu intenso. La volta celeste è notoriamente il motivo ricorrente sui soffitti delle logge massoniche.
GROTTA DI LOURDES. Troviamo un analogo grottino nel giardino davanti alla chiesa di Rennes. La grotta ci riporta al mito della grotta alchemica, luogo privilegiato per la Grande Opera degli alchimisti, perché attraversata da correnti telluriche favorevoli e naturalmente perché situata nel grembo più profondo e segreto della Madre Terra. Il culto per la Madonna di Lourdes si lega, inoltre, alla sacralità dei luoghi in cui sono presenti acque miracolose (ricordiamo, ad esempio, l'interessantissima chiesa di Notre Dame de Marceille presso Limoux); non dimentichiamo che Fontanile deve il suo stesso nome a fonti sorgive scaturenti dal sottosuolo.
DECOLLAZIONE DEL BATTISTA. San Giovanni è elogiato nella festa solstiziale del 24 giugno. Sulla parete di fronte all'entrata della chiesa di Rennes troviamo un battesimo di Cristo da parte di S. Giovanni Battista. Ma ciò che attira soprattutto l'attenzione è la raffigurazione di Dio racchiuso in un triangolo e circondato da 9 triangoli.
ALTARE DEL SACRO CUORE DI GESU’
. Il Sacro Cuore è uno dei temi principali nei motivi decorativi della chiesa dell'abate Saunière, trovandosi al centro dello spiovente del tetto della facciata. Il Sacro Cuore è stato associato al Santo Graal, infatti il geroglifico egizio che indica il cuore è costituito da un "vaso", essendo il cuore un contenitore del sangue.
IMMAGINE DELLA FEDE. Sopra l'altare si trova una curiosa raffigurazione di una dama bianca dal cuore fiammeggiante assisa su una nuvola, colpita da  numerose frecce che, però, non riescono ad intaccarla; ella tiene nella mano destra un calice e col braccio sinistro sorregge una croce. Ho scritto "dama bianca" perchè tale figura non si identifica chiaramente con la Madonna o un'altra santa ed è curioso il suo abito candido (ricordiamo che un abito dello stesso colore indossa la figura femminile collocata da Saunière sul pilatro visigoto). Questa rappresentazione sembra piuttosto una commistione tra le due statue della Fede e della Religione presenti ai piedi della scala della chiesa della Gran Madre a Torino: là la Fede tiene in mano un calice e la Religione una croce (si dice che il calice sia il Santo Graal e la statua indichi col suo sguardo il luogo dov'è nascosto). Analoga alla figura fontanilese è la statua della Fede (ma in alcuni testi è indicata come la Religione) nel Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova, che si trova ai piedi dello scalone che conduce al Pantheon (costruzione molto simile alla Gran Madre): anch'essa è una candida figura femminile che porta una croce ed un libro (quest'ultimo particolare la avvicina alla Fede torinese) .
CROCI PATENTI. Su tutti i pilastri della Chiesa sono incastonate delle croci metalliche, classificabili come patenti o templari, essendo tipiche del famoso ordine dei monaci-guerrieri. Esse sono anche simili alla croce di Tolosa o catara. Inoltre l'iscrizione nel cerchio la può avvicinare ad una croce celtica.
TOMBA DI MONS. ALESSANDRO SOAVE. Al parroco che tanto si adoperò per la costruzione della chiesa è dedicata una tomba monumentale (come dall'anno scorso a Berenger Saunière, il cui corpo è stato trasferito dal piccolo cimitero al giardino di Villa Bethania) su cui campeggia il simbolo del crisma, considerato l'anagramma di Cristo (X e P sono le prime due lettere del nome greco Christós). Esso pare, però derivare dalla croce ansata egizia.
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