Il Fiore
Si tratta del compendio in volgare italiano del celebre Roman de la Rose, scritto da Guglielmo di Lorris e da Giovanni di Meun; l’autore del Fiore è un tale ser Durante, che qualcuno ha ipotizzato possa essere Dante.
Quest’opera trae spunto dall’allegoria del romanzo francese: la ricerca della Rosa da parte dell’Amante, che trova a guardia del giardino e della sua dama Bell’Accoglienza, Malabocca e Gelosia. Il dio Amore, allora, viene in aiuto dell’amante, affiancato da Falsosembiante. Questo curioso personaggio dà voce allo spirito ribelle dei Fedeli d’Amore alla ricerca dell’amore (il fiore) difeso dai suoi crudeli custodi, Gelosia (la Chiesa) e Malabocca (l’inquisitore), facendo oggetto di un’aspra satira i religiosi e spiegando che la salvezza non dipende dall’abito, ossia dal ruolo che si ricopre e dall’apparenza, ma dalle buone opere, esponendo così un precetto cataro.
Quest’opera, quindi, sembra palesemente animata da venature settarie ed inneggiante alla ricerca del Santo Amore.
Quest’opera trae spunto dall’allegoria del romanzo francese: la ricerca della Rosa da parte dell’Amante, che trova a guardia del giardino e della sua dama Bell’Accoglienza, Malabocca e Gelosia. Il dio Amore, allora, viene in aiuto dell’amante, affiancato da Falsosembiante. Questo curioso personaggio dà voce allo spirito ribelle dei Fedeli d’Amore alla ricerca dell’amore (il fiore) difeso dai suoi crudeli custodi, Gelosia (la Chiesa) e Malabocca (l’inquisitore), facendo oggetto di un’aspra satira i religiosi e spiegando che la salvezza non dipende dall’abito, ossia dal ruolo che si ricopre e dall’apparenza, ma dalle buone opere, esponendo così un precetto cataro.
Quest’opera, quindi, sembra palesemente animata da venature settarie ed inneggiante alla ricerca del Santo Amore.