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Dante

Accenni del linguaggio segreto di una setta si possono scorgere anche nelle opere di Dante, prima fra tutte la Vita Nova. Già a cominciare dal titolo l’opera si configura come un processo d’iniziazione tramite il quale si accederà ad una “nuova vita”: è il concetto di base di ogni organizzazione settaria, per cui il nuovo adepto lascia quella che era la sua vita precedente per intraprendere un cammino spirituale con cui, attraverso la conoscenza di segreti esoterici, giungerà ad un nuovo livello di vita e di coscienza. In quest’opera Dante nomina per ben sette volte i Fedeli d’Amore, fatto che lascia supporre che conoscesse il poemetto di Giacomo di Baisieux, col quale presenta inoltre numerose affinità lessicali e concettuali, a cominciare dalla potenza di Dolce Sguardo che di sua lancia lo va per l’occhio al cor ferire dei Feudi, corrispondente all’immagine della donna che dà per gli occhi una dolcezza al cuore- che intendere non la può chi non  la prova.
Anche la Divina Commedia, opera dominata dal senso del divino e considerata espressione di fede profondissima nel Cattolicesimo, potrebbe nascondere le tracce dell’eresia o per lo meno dell’affiliazione di Dante ad una società segreta. E d’altronde è lui stesso che ci avverte:

O voi che avete gli intelletti sani
mirate la dottrina che si asconde
sotto il velame delli versi strani.
(Inferno, Canto  IX)

e ancora:

aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,
che ‘l velo è ora ben tanto sottile,
certo che ‘l trapassar dentro è leggiero..
(Purgatorio, Canto VIII)

E’ legittimo, perciò, pensare che sotto il senso letterale della Commedia,  si nasconda un misterioso simbolismo, anche perché dobbiamo considerare che nel Medioevo tutto era pervaso di simboli, niente era fatto a caso. Così sono le grandi costruzioni architettoniche, le cattedrali dove ogni più piccolo particolare richiama un senso nascosto, comprensibile solo a chi è dotato di intelletti sani, o, se vogliamo spingerci più in là, ad un adepto; allo stesso modo, fatto di simboli e richiami, sono elaborate le grandi costruzioni letterarie medievali.  Un pensatore massone, Eugéne Aroux (1773-1859), membro della Società Rosacrociana di Tolosa, ha parlato di Dante come di un eretico e della Commedia come di un testo segreto della setta dei Fedeli d’Amore. Del resto è noto che i simboli esoterici della rosa e della croce, largamente sfruttati dalle società segrete e dai Templari, sono centrali nel capolavoro dantesco.
Secondo Aroux i tre mondi descritti nella Divina Commedia corrisponderebbero ad un viaggio iniziatico ascendente: l'adepto parte dal mondo profano (l'Inferno), affronta delle prove (Purgatorio) e giunge al regno dei Perfetti, degli Iniziati che hanno raggiunto il massimo grado di conoscenza (Paradiso). Lo studioso, inoltre, stabilisce analogie tra numerosi gradi della Massoneria scozzese e i 9 cieli del Paradiso. Aroux segnala che nei canti XXIV e XXV del Paradiso troviamo il triplice bacio del Principe Rosacroce, il pellicano (presente in molta simbologia massonica), i bastoncini di ceralacca. le 3 virtù teologali dei Capitoli massonici. la candida rosa simbolo rosacrociano.
Eliphas Lévi, invece, fa di Dante un pensatore gnostico, ispiratosi alla numerologia cabbalistica e nemico di quella Chiesa che sembra omaggiare con la sua opera. Non per niente sceglie un pagano quale Virgilio come guida.
Dal canto suo il famoso filosofo ed esoterista René Guénon vede nella discesa agli Inferi dantesca un richiamo ad un topos noto dallantichità (ricordiamo la catabasi di Enea e di Orfeo) e riscontrabile in un'opera di ambiente islamico precedente di un'ottantina d'anni a quella di Dante: il Kitab el-isra (Libro del Viaggio notturno) di Mohyddin ibn Arabi. Il cattolicissimo Dante che s'interessa di opere musulmane? E, oltertutto, come può esservi venuto in contatto? Secondo Guénon, grazie ad un gruppo che in quell'epoca ebbe stretti rapporti e scambi culturali con l'Islam: i Templari, che nel Medioevo costituivano il legame tra Oriente e Occidente.
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